La Voce del Bambino

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Ciao a tutti e ben trovati!

Dopo il post di ieri su La Voce della mamma, oggi vi scriverò de: “ LA VOCE DEL BAMBINO”.

Quante volte ci siamo chiesti come si forma la voce di un bambino e se questa formazione avviene sin dall’età intrauterina. Ebbene sì, la voce del bambino ha un percorso scientificamente provato da studi che risalgono a Konrad Lorenz e alla prima metà del 1900.

Partiamo da un ‘affermazione precisa: “ La voce del bambino si forma per esposizione e il suo linguaggio si inizia a strutturare durante la vita intrauterina attraverso il senso dell’udito”.

Questo significa che il feto “sente”, anche se i suoni percepiti da esso non sono gli stessi dell’essere umano quando viene al mondo, soprattutto perché la funzione uditiva passa attraverso un lungo processo di evoluzione prima di definirsi. È stato studiato infatti che il complesso uditivo embrio-fetale si comporta come un filtro che lascia passare solo i suoni acuti provenienti dall’esterno e cancella i suoni gravi. È il motivo fondamentale per cui il bambino dal momento della sua nascita mette in atto un processo di imitazione della voce della mamma innanzitutto, perché è quella che riconosce per prima; in realtà ne riconosce le intonazioni, il ritmo e non la struttura linguistica vera e propria. Questa si comporrà per il bambino tenendo conto di una serie di agenti esterni (la voce del padre, la socializzazione, l’ambiente familiare, l’ambiente scolastico e il contatto con la natura) che gli permetteranno di crescere e assumere un’identità precisa vocale.

La voce del bambino in ogni caso si forma a partire proprio dall’utero della madre.

La voce del bambino nel processo di formazione risente della nostalgia dell’utero. Il momento in cui il bambino viene al mondo è sottolineato da un grido disperato che esprime lo smarrimento per l’abbandono del ventre materno. Il linguaggio e la voce del bambino nei primi tempi della sua strutturazione cerca di mantenere un legame con l’ambiente da cui egli stesso è arrivato, ambiente che lo faceva sentire sicuro e soprattutto nel posto giusto. In questo posto che è stato l’utero della madre il bambino ha cominciato a udire i primi suoni che poi cercherà di riconoscere e imitare, una volta venuto al mondo. Naturalmente i suoni più familiari e rassicuranti che riconoscerà e che proverà ad imitare sono quelli provenienti dalla voce della mamma che lo ha accompagnato per nove mesi all’interno del suo grembo. Comincia così il processo di apprendimento del linguaggio e di formazione della voce del bambino. Le prime parole che ascolteremo dalla voce del bambino di pochi mesi saranno rivolte alla mamma e si possono definire un balbettìo, come è suggerito dal termine “bégayage” che in francese indica il balbettìo del neonato. Subito dopo la voce del bambino si trasforma in piccoli gorgheggi del tipo “… ghe… ghe…” con cui il bambino si sforza di farsi capire dalla mamma e solo da lei. Se osserviamo il bambino nella formulazione di questi gorgheggi mentre guarda la mamma, la sua comunicazione non verbale, soprattutto i suoi occhi, confermano che quei “ghe… ghe” sono tutti per lei, la sua mamma. Man mano che il bambino cresce anche il suo linguaggio diventa più elaborato con il tentativo di pronuncia di parole semplici come “mamma, nanna, papà, pipì, pupù ecc…”  anche se la voce mantiene sempre quei toni acuti tipici che lui ascoltava all’interno dell’utero e che si sforza di riprodurre ora nell’ambiente esterno.

In realtà la voce del bambino si trasforma dal punto di vista del suono solo con la pubertà, periodo che coincide con la maturazione sessuale e con i cambiamenti corporali del bambino. La pubertà non coincide però con l’adolescenza anche se per una grande parte si sovrappongono. L’adolescenza si riferisce al periodo di transizione psicologica e sociale tra l’infanzia e l’età adulta. Mi sono permessa di soffermarmi brevemente sulla differenza tra adolescenza e pubertà perché spesso la voce del bambino si trasforma in un momento che non coincide con la sua maturazione psicologica, ma solo ormonale e l’attenzione che genitori, educatori e altri soggetti che hanno a che fare con questi ragazzi che improvvisamente non vengono chiamati e ritenuti più bambini solo a causa della loro trasformazione fisica e sessuale dovrebbe essere massima, in quanto se volessimo soffermarci solo sull’aspetto voce, quella nuova voce da “adulto” probabilmente nasconde dietro di sé ancora la “voce del bambino” interiormente e va “ascoltata” come tale fino alla maturazione psicologica e sociale.

Carissimi genitori, nonni, educatori la voce del bambino è la risultante dei suoni uterini che hanno impregnato il sistema neurale di quell’individuo e di ciò a cui il bambino, dopo essere venuto al mondo, sarà esposto. Quindi parlate, educate e insegnate con amore a parlare al vostro bambino, che sia figlio di carne o affidatovi dagli eventi della vita. Il suo linguaggio e la sua voce dipenderanno molto dai suoni che percepirà nell’ambiente in cui egli vivrà.

Buona Voce a tutti!

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