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La Voce dell’Avvocato

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Ciao

oggi desidero parlarvi di come dovrebbero usare la voce i professionisti di una delle categorie lavorative più legate all’uso della parola: gli avvocati.

Parleremo quindi della Voce dell’Avvocato.

È fuori di dubbio che l’avvocato per sua scelta professionale sa bene che uno degli strumenti che avrà a disposizione nell’esercitare la sua arte è la parola. La parola d’altro canto è una dote che distingue l’uomo dagli animali e come tale ci permette una comunicazione completa. In virtù di questo un bravo avvocato saprà preparare la sua istanza verbale con dovizia di particolari, senza lasciare nulla all’improvvisazione. Ma allo stesso tempo un bravo avvocato sarà consapevole del potere della voce che sosterrà quello che ha scritto, in quanto un’ottima istanza verbale potrà perdere di incisività e fascino se non sarà accompagnata da una voce coerente con i contenuti dell’esposizione.
Ed ecco che la domanda nasce spontanea: come dovrà essere la voce dell’avvocato? E soprattutto l’avvocato ha la chiara percezione che usando la voce in modo corretto rispetto alla presentazione dei contenuti, potrà migliorare l’efficacia della sua esposizione, ottenendo a volte il capovolgimento degli effetti di un’arringa a suo favore?

La voce dell’avvocato e il suo uso consapevole attiene in special modo alla famosa ars retorica di Marco Tullio Cicerone, che ancora prima di essere un filosofo era un politico e un avvocato. Cicerone nel suo trattato sull’Arte di Comunicare si pone come un vero e proprio maestro di retorica con insegnamenti riguardanti la tecnica della parola, che costituisce il valore aggiunto alla formazione e all’etica dell’oratore. Questo tipo di approccio possiamo trasportarlo ai giorni nostri affermando che la voce dell’avvocato dovrà possedere quelle caratteristiche che andremo tra poco ad elencare, che costituiscono quel quid in più alle competenze professionali e etiche del professionista.

Possiamo dire che  già gli antichi greci e gli antichi romani indicavano alcune caratteristiche precise nel buon oratore e alcune di esse erano:
1)    scioltezza comunicativa
2)    una buona dose di filosofia
3)    forza espressiva
4)    armonia nella esposizione degli argomenti
5)    sobrietà nel linguaggio

Inoltre un tempo i tribunali sembravano essere dei veri e propri palcoscenici su cui l’avvocato era l’attore principale che attraverso la sua capacità oratoria riusciva ad inebriare il pubblico con una voce suadente e accattivante oppure lo aggrediva con voce rabbiosa e autoritaria. In entrambi i casi l’uditorio dell’oratoria classica di un tempo aveva la sensazione di assistere ad uno spettacolo per il quale neanche doveva pagare un biglietto. In questo caso la voce dell’avvocato del tempo era sempre e comunque capace di creare emozioni.

L’ oratoria moderna segue invece una linea di atteggiamento più razionale, badando molto di più al contenuto che alla forma. E questo è di sicuro un elemento di distinzione, ma quando non è accompagnato da un packaging di alto livello, qualsiasi contenuto può rischiare di non essere compreso e valorizzato. Il packaging del contenuto in questo caso è dato dalla voce.

Ecco allora che urge un ritorno alla cura dell’arte di comunicare, con una particolare attenzione all’uso della voce, che dovrà avere sicuramente quelle caratteristiche della scioltezza comunicativa individuate già in passato, con una grande attenzione ad una dinamicità nell’uso dei toni, delle pause, dell’intenzione comunicativa. Insomma in una sola frase l’espressività della voce dell’avvocato è un tema a cui dare estrema attenzione, in una società in cui si distingue chi è capace di generare emozioni, chi è capace di farsi ascoltare per ore e ore.
Di sicuro una voce nasale o un tono di voce monocorde, dopo un po’ renderà l’uditorio (il giudice) sordo, nonostante i contenuti possano essere di comprovato valore.

L’equilibrio tra voce e contenuti e movimenti del corpo sono alla base di una comunicazione efficace sempre. A maggior ragione la voce dell’avvocato dovrà possedere caratteristiche di empatia e di autorevolezza, di coinvolgimento e di simpatia, di serietà e di semplicità per costituire quel valore aggiunto che renderà una qualsiasi istanza verbale, un discorso senza precedenti.

L’arte di comunicare si può imparare e affinare.
La Voce dell’Avvocato e laVoce dell’Avvocato all’Opera sono due corsi (livello base e avanzato)  proposti dall’Accademia Nazionale della Voce di Daniela de Meo a tutti quei professionisti forensi che desiderano scoprire le potenzialità della propria voce per attrarre a sé gli altri e farsi ascoltare.

Vi aspetto!
A presto e ricordate: “Poeti si nasce, Oratori si diventa”! Wink

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